Vicini ai bisogni, primi nelle risposte

Webinar “Vicini ai bisogni, primi nelle risposte”

In occasione di Solidaria, si è tenuto un webinar di confronto sul ruolo del volontariato durante il lockdown e sulle serie ripercussioni che i mesi di chiusura hanno avuto e avranno nel mondo del lavoro.

Da qui è necessario ripartire, dopo aver tirato le somme di quanto accaduto, per provare a mettere in campo strumenti efficaci e unire le forze affinché i più fragili non restino indietro. Emanuele Alecci, Presidente del Centro Servizi per il Volontariato di Padova, ha aperto l’incontro moderato da Mario Barbieri di Umana Spa:

“in un attimo tutto è cambiato, il virus ha interrogato tutti noi e, nel caso del Centro Servizio, ci ha spinti a reinterpretare il nostro ruolo di Padova Capitale: insieme al Comune e al mondo della chiesa padovana con il progetto “Per Padova noi ci siamo” abbiamo dato risposta ai tanti bisogni che durante il lockdown stavano colpendo la nostra comunità. Forse è giunto il tempo per pensare a qualcosa di nuovo e avviare una fase in cui i nostri pensieri si mettano a disposizione di tutti quanti.”

In sintonia con le parole di Alecci, è stato l’intervento del vicesindaco di Padova Andrea Micalizzi, che ha sottolineato come

“nel lockdown si sono aperte nuove frontiere dell’impegno civile e della diffusione della cultura del volontariato, perché è stato il volontariato a intercettare i bisogni mentre le istituzioni hanno cercato di dare risposte. Così siamo riusciti ad arrivare dove non avremmo mai pensato e il volontariato si è mostrato per ciò che sa fare. Ha dimostrato il valore di questa città e le ragioni per cui è stata nominata capitale europea del volontariato”.

Giuseppe Venier, amministratore delegato di Umana Spa, dalla prospettiva di un’agenzia del lavoro, ha sottolineato i valori che indirizzano l’azione dell’azienda e che la legano al progetto di Padova Capitale Europea del Volontariato:

“Non discriminazione e legalità, perché tutti i servizi che noi rendiamo alle persone sono gratuiti.”

La necessità più grande, stando agli interventi iniziali, è sembrata quella di unirsi, fare rete e contribuire alla coesione sociale con la consapevolezza che un sistema di solidarietà non funziona senza uno sviluppo economico che sia sostenibile ed inclusivo.

Il dibattito vero e proprio si è acceso però attorno al tema dell’emergenza occupazionale post covid-19: a moderare gli interventi di Tiziana Pettenuzza (UPA Confartigianato Padova) e Tiziano Barone (Veneto Lavoro) è stato il professor Paolo Giubitta dell’Università di Padova. Il tema principale è stato la sostenibilità del lavoro, nella commistione tra dimensione sociale e imprenditoriale. Inoltre, non c’è lavoro sostenibile se non si presta attenzione a ciò che succede dentro alle piccole e medie imprese del territorio. La riflessione sul mondo del lavoro post-covid 19 si è concentrata principalmente su due passaggi fondamentali: transizione tra manifattura e servizi e transizione della politica del lavoro, ha sottolineato Barone, mentre per Pettenuzza è necessario attivare l’ascensore sociale lavorando su una nuova identità delle imprese e dei lavoratori, anche digitale.

Ad arricchire il dibattito è stato l’intervento di Luca Romano, direttore del Local Area Network, che ha evidenziato quanto la pandemia abbia velocizzato l’espansione del digitale, che tuttavia rischia di lasciare che un pezzo di società scivoli nell’invisibilità.

“I più invisibili sono i non autosufficienti senza una famiglia, una comunità che gli assiste e connessione digitale.”

Non a caso, durante la quarantena chi ha sofferto di più sono state le persone isolate anche digitalmente, invisibili poiché non incluse nella logica organizzativa dei servizi e, anche in questo, il volontariato gioca un ruolo fondamentale: è la parte della società che può dar voce agli invisibili e rappresentarli. C’è un gran bisogno che pubblico e privato comincino a dialogare per dare vita ad un welfare di comunità, che aiuti a superare anche il digital divide. In sintonia con questo tema, è stato il dibattito sulla formazione portato avanti da due rappresentanti di Engim e Enaip, Simonetta Covato e Monica Verzola. Infine, la conclusione è toccata a Francesca Pizzo e Stefania Botton della Segreteria CISL di Padova, che hanno sottolineato le difficoltà presenti oggi nel mondo del lavoro e l’invisibilità post covid-19 che molti lavoratori e molte lavoratrici ancora oggi sono costretti a vivere. Secondo Pizzo

“c’è la necessità di formazione, per passare da un settore all’altro, perché il covid ci sta insegnando ad interpretare un nuovo modo di intendere il lavoro” e sottolinea anche come “essere in cassa integrazione da mesi e non sapere nulla del proprio futuro è una situazione davvero complessa che non bisogna tralasciare. Ormai siamo tutti sulla stessa barca, o ci diamo una mano o non ne usciamo”.

Infine, Stefania Botton ha confermato il ruolo fondamentale del volontariato, che è stato

“capace di arrivare direttamente alle persone”.