Senza memoria non ci può essere una democrazia, né libertà o pace

Storia e memoria nella costruzione della comunità europea – Gèraldine Schwarz

Gèraldine Schwarz, scrittrice franco-tedesca e fiera europeista, ha presentato il suo libro “I senza memoria” dove ripercorre la storia della sua famiglia dal 1938, durante gli anni più difficili del Nazismo e della guerra in Germania.

In un momento come questo, in quanto “figlia della riunificazione franco tedesca” la scrittrice ha sentito la necessità di dare il suo contributo per far sì che il nostro passato possa fornirci finalmente dei punti di riferimento.

“L’Europa”, sottolinea Schwarz, “è stata fondata sull’idea del “mai più” e senza memoria non ci può essere una democrazia, né libertà o pace”.

A suo tempo, l’idea era di imparare dalla storia e per questo Schwarz ha deciso di scrivere sulla memoria nella sua famiglia e su come quella riguardante guerra e fascismo sia stata trasmessa per tre generazioni. La Germania è riuscita a rielaborare il peso del proprio passato e a trasformarlo in ricchezza, questo perché

bisogna confrontarsi con le ombre del passato, non ignorarle. Il mio libro è la piccola storia di una famiglia a confronto con la grande storia.”

L’obiettivo principale della scrittrice è stato di gettare luce sulla categoria che, nello scrivere la storia, spesso viene dimenticata: i “Mitla̋ufer”, così da lei definiti. Non ci sono infatti solo vittime, carnefici ed eroi, ma a fare la storia spesso sono le persone che seguono la corrente e che non prendono posizione. In italiano potremmo tradurre questo termine con “zona grigia”.

“I miei nonni tedeschi, che non ho mai conosciuto, erano proprio così: indifferenti ed opportunisti, complici inconsapevoli di idee politiche criminali”

ha affermato Schwarz.

“I senza memoria” è un libro di storia familiare e di ricerca di documentazione per definire la propria identità, storica e attuale. In queste pagine la scrittrice racconta come si posero i nonni nei confronti dell’antisemitismo, delle leggi razziali e della deportazione. Ma come si scrive di un’epoca che non si è vissuta?

“È molto difficile valutare la responsabilità, perché non possiamo applicare gli standard morali di oggi e dobbiamo contestualizzare”

risponde l’autrice. Fino agli anni ‘60 la Germania è stata preda di un’amnesia collettiva, dopodiché i giovani del ‘68 hanno chiamato in causa le loro famiglie, una volta scoperti e approfonditi gli orrori del Terzo Reich e della Seconda Guerra Mondiale.

“Non siamo solo vittime della storia, ma abbiamo anche un ruolo e una responsabilità”

sottolinea Schwarz che, per quanto riguarda l’Italia, osserva come purtroppo il lavoro sulla memoria sia stato molto poco. L’impressione è che ci si sia nascosti collettivamente dietro l’atrocità dei crimini nazisti per dimenticare e accantonare la propria responsabilità. In un momento storico come questo, dove si approfitta della confusione e della mancanza di punti di riferimento per proporre visioni politiche autoritarie e populiste, la memoria è fondamentale.

“Sfruttano la nostra crisi identitaria per screditare gli argomenti razionali e diffondere menzogne, creando confusione tra verità e falsità. Alla fine si rischia di non credere più in nulla e un popolo che non crede non è in grado di giudicare, può essere manipolato all’infinito” ha affermato la scrittrice, che ha concluso “chi controlla il passato controlla il presente ed è per questo che la memoria deve diventare qualcosa di intimo, da coltivare in famiglia e far diventare quotidiana”.