C’è un diritto a godere del paesaggio e un dovere di prendersene cura

Il paesaggio di cui mi prendo cura è.. – Mauro Pascolini e Benedetta Castiglioni

Il tema del paesaggio è stato la colonna portante di questa edizione di Solidaria e, in occasione dell’intervento “Il paesaggio di cui mi prendo cura è..” la professoressa Benedetta Castiglioni dell’Università di Padova, dopo aver citato la Convenzione Europea del Paesaggio nel suo ventesimo anniversario, ha invitato il pubblico a provare a rispondere a queste domande:

“Perché ho scelto questo paesaggio?
Che valore ha per me?
Che cosa mi piace e che cosa non?
Chi è che condivide con me l’importanza di questo paesaggio, lo vorrei diverso?”.

C’è un diritto a godere del paesaggio e un dovere di prendersene cura e, sempre all’interno della Convenzione, vi è una definizione di paesaggio: una porzione di territorio così com’è definita dalle popolazioni. Quest’ultimo, quindi, non esiste senza una popolazione che vi attribuisca valore e significato.

“La partecipazione è un elemento che richiama ad una necessità di prendersi cura assieme del paesaggio. La popolazione va sensibilizzata e formata, perché solo con la consapevolezza è davvero possibile prendersi cura del paesaggio”

ha sottolineato la professoressa.

Che cosa vuol dire prendersi cura del paesaggio, però, è stata la domanda a cui ha provato a rispondere il professor Mauro Pascolini, dell’Università di Udine.

“Il paesaggio è una proprietà privata, pubblica o è un bene? Se è un bene, possiamo considerarlo un patrimonio”

ha evidenziato il professore.

Un paesaggio fa parte di un patrimonio collettivo perché, perlomeno in passato, si lasciava in eredità.

“Io mi prendo cura del bene perché è patrimonio della famiglia e poi di tutti, della comunità e supera il concetto della proprietà”,

ha affermato Pascolini.

La nostra concezione del paesaggio, stando alle parole del professore, è vittima dell’individualismo che soprattutto negli ultimi cinquant’anni ha caratterizzato il nostro vivere collettivo.

“Abbiamo un rapporto difficile con il paesaggio del passato e questo condiziona il modo in cui ce ne prendiamo cura. Il paesaggio del passato per noi rappresenta il bello, l’ordinato e l’equilibrio”

ha sottolineato Pascolini, eppure

“non riusciamo a ragionare attorno al paesaggio della contemporaneità, che è difficile e complesso. Ma dobbiamo renderci conto che siamo noi che, ogni giorno, costruiamo il paesaggio. Perché dobbiamo sempre investire nel tutelare quello del passato, senza investire nel presente? Prendersi cura significa fare uno sforzo per gestire il paesaggio odierno”.

Ogni giorno noi produciamo paesaggio, attraverso le scelte politiche, le azioni collettive, gli alberi che si scelgono di piantare ed è per questo che, secondo il professore, ci vuole un’educazione al paesaggio che permei la società tutta.