Siamo qui per inventare

Nelle settimane in cui il lavoro per l’organizzazione di Solidaria si fa più intenso mi piace ricordare un tra le molte riflessioni che Luciano Tavazza ci ha lasciato:

Non possiamo pensare ad un futuro destinato a ripetere ciò che in passato era già stato fatto. Siamo qui per inventare tutto ciò che di più umano non è ancora stato sperimentato.

Leggere e rileggere Luciano Tavazza sono convinto sappia ancora oggi darci chiavi interpretative per il nostro presente e utili stimoli per pensare al futuro di quella galassia che è la solidarietà.

Per molti anni (ormai decenni) il volontariato organizzato si è descritto come un soggetto nella transizione, molto spesso questa definizione è stata letta negativamente, come se essere in cammino e non avere un solo luogo di espressione fosse un limite. Essere nella transizione come incapacità di definirsi.

Credo che invece questo cammino, questo cambiare luogo, questo cercare nuovi significati, sia un atteggiamento non solo positivo ma anche necessario a chi decida di sperimentare la solidarietà. Essere solidali, essere volontari, non è soltanto o semplicemente una casistica rientrante in descrizione normativa, è un perenne cercare nuove soluzioni ai bisogni sociali.

Essere leggeri (un’altra delle definizioni date molte volte al volontariato) non ha nulla a che fare con l’essere superficiali, banali o scontati. Essere leggeri significava mettere le basi per potersi muovere in una società in perenne cambiamento, liquida, in cui nuovi bisogni e diverse marginalità si affacciano nella nostra società.

Essere leggeri per camminare, per cercare, per scoprire quanto di nuovo ci sia da fare.

Essere volontari significa non accontentarsi per resistere alle ingiustizie.

I volontari, alle volte, somigliano a delle sentinelle sui muri di cinta di una cittadina. Delle sentinelle, però, particolari, sentinelle che, da un lato, presidiano lo spazio urbano in cui vigono i diritti civili e, dall’altro, scrutano l’orizzonte per individuare chi è ancora vulnerabile, chi non ha ancora accesso all’urbe dei diritti. Sentinelle che resistono e si indignano all’idea che ci sino degli esclusi, cittadini capaci di inventarsi nuove proposte, diverse pratiche, alternative ricette per far partecipare gli esclusi ai luoghi dei diritti.

Siamo qui per inventare tutto ciò che di più umano non è ancora stato sperimentato.

Le contaminazioni di Solidaria non sono, allora, ricerca una novità fine a stessa ma frutto del desiderio di scoprire nuove cammini che guardino alla coesione e alla giustizia sociale.

Solidaria è allora il luogo in cui incontrare nuovi compagni di viaggio.

Guido Turus – referente progetto “Solidaria” CSV Padova

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