Questo e quello

Quante volte, soprattutto tra “addetti del settore”,  abbiamo sottolineato che la solidarietà dovrebbe essere normale, che occuparsi dell’altro dovrebbe o sarebbe bello fosse atteggiamento quotidiano e, quante volte, con altrettanta sconsolata insistenza abbiamo constatato come in una società che rimanda inesorabilmente l’età pensionabile divenga sempre meno lo spazio per il volontariato.

Tutto questo penso sia giustissimo e apparentemente senza via d’uscita, ma volendo abbandonare ogni possibile rassegnazione ritengo sia indispensabile re-immaginare la nostra idea di solidarietà.

Forse bisognerebbe provare a contaminare in maniera solidaristica anche il nostro quotidiano ovvero il nostro lavoro, le nostre attività sportive, il nostro stare in famiglia indipendentemente dal fatto che quella sia una “attività di volontariato” strettamente intesa.

Penso con convinzione che essere volontario (più che fare) sia un modo di stare con gli altri, un atteggiamento che ci consente di guardare con positività alle relazioni umane ed all’ambiente che ci circonda; un imprenditore che certamente trae profitto dalla sua azienda, ma allo stesso tempo utilizza la propria forza lavoro in modo giusto, onesto rispettando uomini e natura consapevole che il proprio lavoro di imprenditore lo porta ad avere doveri verso se stesso, ma anche, ad esempio, verso lo Stato non sta forse contribuendo alla costruzione di un mondo migliore?

Troppo spesso ci limitiamo ad immaginare la solidarietà in contrapposizione al “for profit” quasi fosse una sorta di karma purificativo post-ingordigia dal quotidiano, ma facendo questo rendiamo praticamente impossibile la possibilità di costruire un mondo a “diseguaglianza zero”.

Come già affermato dalla carta dei valori del volontariato l’essere volontari e l’essere cittadini non sono due entità dicotomiche, ma costituiscono due aspetti intimamente legati l’uno all’altro; oggi tendiamo, forse un po’ troppo, a disinteressarci della cosiddetta sfera pubblica, ma non perché criticamente non ci piace o ci disgusta, ma perché, molto egoisticamente, traiamo il massimo beneficio ed il massimo delle libertà possibili dalla nostra sfera privata ricadendo ancora una volta nella logica di una “vita a due velocità”.

Con SOLIDARIA abbiamo deciso di utilizzare il linguaggio della contaminazioni proprio per immaginarci un mondo in cui sia possibile “spargere bellezza” su tutto ciò che facciamo perché è proprio questo tutto ciò che chiamiamo semplicemente vita.

Luca Lideo – referente progetto “Solidaria” CSV Padova

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